L'ARTE DELL'ORNAMENTO - MONILI E GIOIELLI - VIAGGIO NEL TEMPO - 1.3 L’impero romano - ( il torque, il Galata Morente, i ritratti di Fayyun)

 


L'ARTE DELL'ORNAMENTO- Monili e Gioielli-anno 2018

DALLA MIA TESI DI LAUREA  AA 2017/ 2018

PRESSO ACCADEMIA DI BELLE ARTI MICHELANGELO AG


1.3 L’impero romano - ( il torque, il Galata Morente, i ritratti di Fayyun)

(TECNICHE- è una continua appropriazione di tecniche e stili)


Durante l’impero romano, vi fu una continua appropriazione di tecniche di lavorazione di diverse civiltà, come il bracciale o collana torchon in uso prima di loro dagli etruschi, rielaborata successivamente dai Celti con il nome di torque.

IMMAGINE presa da: https://www.globalintergold.info/it/capolavoro-artigianale-dei-celti-zo282/

Era una antica lavorazione di oreficeria realizzata in oro, bronzo o più raramente in argento con una disposizione a torciglione.

Una chiara testimonianza del torchon arriva a noi dal “Galata morente”.


ll Galata morente era una scultura bronzea attribuita a Epigono, autore di molte statue raffiguranti Galati, databile al 230-220 a.C. circa e oggi nota da una copia marmorea dell'epoca romana conservata nei Musei Capitolini di Roma. 
La statua raffigura, con grande realismo (specie nel volto), un guerriero galata morente, semisdraiato e col volto rivolto in basso. Il soggetto presenta i tratti tipici del guerriero celtico, considerando gli zigomi alti, l'acconciatura dei capelli.
Per i Romani la conoscenza della lavorazione dei metalli era ampia, si tratta di tecniche appropriate da diverse culture durante le loro conquiste. 
Di una cosa hanno sicuramente il primato: furono i primi ad utilizzare l’anello come segno di fidanzamento oltre alle funzioni di sigillo e talismano. 
L’uso dei preziosi in questo periodo, anelli, bracciali, monili era riservato a militari e sacerdoti per sottolineare il senso di appartenenza ad un rango elevato.
Anche le donne, appartenenti a caste potenti, avevano il privilegio di sfoggiare le preziose opere orafe dell’epoca. 

Un ampia testimonianza arriva a noi attraverso i ritratti del Fayyum (una città dell' Egitto), si designa una serie di circa 600 ritratti funebri, fortemente realistici, realizzati per lo più su tavole lignee, che ricoprivano i volti di alcune mummie egizie d'età romana. 
Il nome deriva dalla pseudo-oasi del Fayyum, il luogo da cui proviene la maggior parte delle opere. 
Da questi, si può cogliere la vastità dei gioielli in uso, lo stile, le tecniche ed i materiali utilizzati. 
I ritratti possono essere suddivisi in due gruppi a seconda della tecnica utilizzata (encausto o tempera a base di uovo). 
Non mancano tuttavia esempi di utilizzo di altre tecniche, a volte ibride.


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