L'ARTE DELL'ORNAMENTO - MONILI E GIOIELLI - VIAGGIO NEL TEMPO - 1.5 Il Rinascimento - (e la separazione tra arti decorative e arti figurative )

 


L'ARTE DELL'ORNAMENTO- Monili e Gioielli-anno 2018

DALLA MIA TESI DI LAUREA  AA 2017/ 2018

PRESSO ACCADEMIA DI BELLE ARTI MICHELANGELO AG


1.5 Il Rinascimento

- (e la separazione tra arti decorative e arti figurative )

(TECNICHE: gli smalti incrostati, smalti a tutto tondo o en ronde bosse)


Durante il periodo del Rinascimento l’oreficeria, venne elevata a rango di arte e le lavorazioni divennero vere e proprie eccellenze artigianali. 

Le arti decorative sono amate, collezionate e promuovono l’universalizzazione del gusto moderno in Europa. 

Ma è proprio qui, nel Rinascimento, che si crea la separazione tra arti decorative e arti figurative: le prime rimangono legate al carattere manuale e alla finalità pratica cui sono destinate, mentre le seconde acquistano quel valore intellettuale che ancora oggi attribuiamo loro. 

 Le arti decorative sono insegnate nelle botteghe, rimanendo così associate alle attività artigianali. 

La divisione tra “tecnici” e “intellettuali”, il dibattito sulla gerarchia delle arti su basi filosofiche neoplatoniche, e la nascita delle Accademie con i loro insegnamenti istituzionali, collocano in modo definitivo le produzioni alternative su un gradino più basso. 

Il ruolo delle arti minori si sostanzia allora nella definizione di “artigianato”, o al massimo di “artigianato artistico”, che dura per secoli declinandosi in molte varianti. 

Il concetto di arte “minore” nel Medioevo non sussiste; le forme di produzione alternative alla pittura, alla scultura e all’architettura godono anzi di una particolare dignità, legata anche al frequente impiego di materiali preziosi, come gli avori, oro, pietre preziose e nuove tecniche come nella vetrata istoriata sviluppatosi in Francia. 

Gli “artisti” erano detti “artifices”, termine con il quale venivano chiamati tutti gli artigiani: e proprio questo diverso uso del termine “artefice” rivela la differenza tra la concezione moderna e quella medievale dell’arte e dell’attività artistica. 

Il Rinascimento, è’ un periodo artistico e culturale della storia d'Europa, che si sviluppò in Italia, sopratutto a Firenze, tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, in un arco di tempo che va dalla metà del 1300 fino al 1500, con ampie differenze tra discipline e aree geografiche.

La scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, avvenuta 1492, ha permesso l’arrivo in Europa di oro, nuove materie prime, nuovi alimenti molto richiesti tra i mercanti. 

Ma anche motivi decorativi fino a quel momento inesistenti, ereditati dalla cultura inca e azteca. Uccelli, animali esotici e mostri fantastici sono i soggetti principali delle opere di oreficeria del primo Cinquecento. 

Il tema fantastico nelle pitture e decorazioni, si diffuse ampliamente grazie anche alla casuale scoperta dei resti sotterranei della Domus Aurea di Nerone, grotte divenute immediatamente popolari tra i pittori dell'epoca che spesso vi si fecero calare per studiare le fantasiose pitture rinvenute, come Raffaello e Michelangelo e altri che in seguito diffusero questo stile dando vita a quella che venne definita la "curiosa civiltà delle grottesche”. 


Le novità passando per la Spagna, giungono anche in Italia (soprattutto per mezzo dei grandi mecenati), dove si fondono con la tradizione figurativa greco-romana. 

Oltre all’utilizzo di un’iconografia favolosa, questi gioielli sono caratterizzati da una sontuosa commistione di materiali: ori, smalti, perle e pietre preziose si presentavano nello stesso monile. 

Con le nuove richieste da parte del mercato e le nuove tratte marittime, quella dei commercianti o mecenati diventa una figura sempre più potente. Emerge quindi la nuova classe sociale, quella borghese.

Il gioiello non era più un diritto divino o dei monarchi, anche le nuove classi emergenti potevano usufruire di tale ornamento per evidenziare il loro potere e la loro ricchezza, e non mancarono di sottolinearlo attraverso l'ostentazione dei gioielli o nei  ritratti, dove compaiono sempre riccamente vestiti e adornati.

Un esempio sono: il ritratto di Bianca Maria Visconti di Bonifacio Bembo 


e nei ritratti di…




La gioielleria influì molto sulla moda, tant’è che le acconciature erano orientate a lasciare le orecchie scoperte per dare la possibilità di mostrare e far apprezzare i bellissimi pendenti; pendenti che venivano sempre più arricchiti di gemme così da creare dei grappoli a cascata su diversi piani, chiamati "girandoles , “con riferimento ai lampadari di Versailles”. 

orecchini a girandoles

Molto diffusi erano pure gli anelli che erano portati, come del resto succede ora, su ogni dito

Le grandi scollature imposte dalla moda del secolo vedono protagoniste grandi e preziose collane, generalmente composte da perle. 

Il gioiello si integra sempre più strettamente con la struttura del vestito e, spesso, ne diventa l’elemento di maggior significato. 

 Molto utilizzate saranno le catene con barrette incrociate, intrecciate, lunghe sul petto, che ricadono ampiamente fino alla vita, decorati dal diamante tagliato a tavola e perle, diventeranno elemento peculiare degli uomini rinascimentali e, soprattutto, degli Ordini cavallereschi fondati dai sovrani europei nel corso del XV secolo. 

Molto apprezzato in quel periodo anche il pendente, un accessorio della catena già usatissima nel medioevo. 

Compariranno anche bracciali, cinture a rosario in pietre dure o d’oro niellato o smaltate. 

Altro altissimo esempio di gioiello come status è nel ritratto di Eleonora Gonzaga di Tiziano

Nel suo ritratto tutto trasuda ricchezza, non solo il pendente devozionale, la grossa cintura e le gemme ricamate con l’oro sui bordi del velo da collo, ma anche i groppi d’oro distribuiti. 

Moltissime donne di potere useranno i gioielli per esaltare la loro potenza, come Elisabetta I d’Inghilterra nel celebre ritratto alla National Portrait Gallery, dove appare piena di gioielli, in particolar modo abbondano le perle, simbolo di purezza per il loro colore bianco. 

L’uso di questa pietra non è di certo casuale, dal momento che la sovrana inglese era riconosciuta con l’epiteto di “La Vergine Regina”

Durante il Rinascimento, l’Alto Rinascimento e in epoca Barocca una delle tecniche principalmente utilizzate per la produzione di gioielli era quella degli smalti incrostati, smalti a tutto tondo o en ronde bosse. 


Tecnica En ronde bosse: 

E' una tecnica di smaltatura che Inizialmente venne utilizzata nell’Antica Grecia e in Etruria per la produzione di gioielli. 

Con questo metodo nello smalto, a differenza del Cloisonnè e Champlevè , prevede un’applicazione dello smalto sulla parte del disegno in rilievo. 

 Questa tipologia di decorazione veniva usata spesso nel passato per dare l’impressione di avere delle gemme incastonate. 

La pasta vitrea viene fusa e colata in uno strato omogeneo a coprire un nucleo di metallo lavorato a sbalzo, o applicato a figure scolpite in altorilievo o a figure completamente scolpite. 

un esempio da: altorilievo di rame smaltato, anni 60 di Laurana




Firenze e le Fiandre
I due centri principali dell’arte orafa

Tutti i tipi di gioielli come spille, pendenti, catenine, anelli e orecchini erano riccamente scolpiti e fusi in oro, smaltati, con diamanti non tagliati o rozzamente tagliati, pietre preziose e arricchiti con perle. 

Tali gioielli non venivano prodotti da un singolo artigiano, ma piuttosto da gruppi di artigiani tra cui orefici, intagliatori di pietre e smaltatori. 

I due centri principali dell’arte orafa furono: Firenze e le Fiandre nell'attuale Belgio settentrionale, dove è qui che viene ideata la tecnica en ronde bosse. 

In questo periodo la professione del gioielliere riesce ad emergere dal vincolo che lo legava alla sola produzione di oggetti sacri e di ornamenti reali. 

Come Il vincolo descritto nell’ Ordinanza di San Luigi (1214-70)- (vedi pag. 30). 

Vincolo rotto probabilmente da quando Carlo VII di Francia, invaghito di Agnès Sorel, appartenente alla nobiltà di provincia, decise di regalarle ogni varietà di gioielli compresi quelli con diamanti (metà del 1400). Precursore così, di una nuova moda. 

Una grande spinta per l’ affermazione della figura dell’orafo e gioielliere, arriva da Cosimo I de’Medici (1519-74), mecenate munifico, che riservò le botteghe di Ponte Vecchio agli orafi, ai gioiellieri e agli argentieri, dando impulso e prosperità a queste arti. 

oggi-Ponte Vecchio Firenze


Iniziarono formazioni professionali ben distinte di artisti del; battiloro,tiratori, filatori, doratori, scultori, orafi. 

Ovunque, l’orafo godeva di privilegi e protezione. 

Nascono le corporazioni ben regolamentate, come quelle degli orafi del Grand Pont a Parigi e quelli di Firenze del Ponte Vecchio.

In seguito la specializzazione prenderà corpo dando agli orafi l’esecuzione di oggetti in oro, con l’eventuale arricchimento di pietre la cui funzione rimane di accessorio ornamentale, mentre ai gioiellieri il compito di creare oggetti per i quali la gemma sarà il motivo essenziale. 


L'oreficeria sacra nel 500

Per la storia dell’oreficeria sacra nel Cinquecento è determinante, a partire dalla seconda metà del secolo, il movimento controriformista

 Nel 1577 Carlo Borromeo, vescovo di Milano, pubblica i libri "Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae libri duo", approvati dal papa e adottati come testo normativo dalla Chiesa. 

Egli detta una serie di disposizioni per la realizzazione di suppellettili necessarie a ogni tipo di edificio religioso e di celebrazione liturgica: definisce le misure, i materiali e la forma di ogni oggetto dell’arredo sacro, delineandolo secondo il criterio della funzionalità e della gerarchia. 

L’opera: Maestro della Madonna della Misericordia, 1370 ca., Sant’Eligio nella sua bottega, tempera su tavola (35 x 39 cm), Museo del Prado, Madrid. ©, offre una visione ben chiara sul tema del sacro, delle arti e dei mestieri di quell’epoca. 

Maestro della Madonna della Misericordia,  Sant’Eligio nella sua bottega

Si ha l’impressione di stare dietro al banco accanto all’orefice, di assistere all’esposizione e alla vendita dei gioielli, quasi come se fosse l’apprendista di bottega. 

Guardando attentamente, disposti un po’ ovunque, gli sarà facile distinguere collane di perle, oggetti in oro, corone, oggetti in metallo con decorazioni a sbalzo e cesello: tutti manufatti che era possibile trovare in una bottega di questo tipo. 


La Saliera

In questa epoca, si fece anche più stretto il legame tra Arti figurative ed Oreficeria e molti pittori e scultori dell’epoca entrarono nelle botteghe orafe: Donatello, Botticelli, Ghirlandaio, Brunelleschi, Ghiberti, senza dimenticare Benvenuto Cellini (1500-1571) che creò per Francesco I di Francia, l’opera scultorea di oreficeria più celebre: la famosa saliera in oro, ebano e smalto raffigurante la terra e il mare. 

Ed è proprio l’attività orafa di Benvenuto Cellini, documentata nell’unica opera sicuramente autografa, a rappresentare massimamente questa produzione d’élite, simbolo del nuovo linguaggio moderno, aulico, raffinato e ricercato, di cui diviene uno dei principali strumenti di divulgazione. 

È Cellini stesso a descrivere l’oggetto e la sua complessa realizzazione nel Trattato dell’oreficeria “la Saliera” (1540-1543) oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna. 

L’oggetto, munito di due contenitori separati per il pepe e il sale, poteva essere spostato sulla tavola grazie a quattro sfere d’avorio incassate nella base d’ebano. 

L’artista rappresenta i due elementi del sale, prodotto dal mare, e del pepe, prodotto dalla terra, con le relative divinità classiche, Nettuno che ha in mano il tridente e Anfitrite una cornucopia. 

 Le due figure, elegantissime nella resa stilistica, sono collocate su di una base arricchita da altre figure a smalto, raffiguranti i venti e le parti del giorno. 


La Saliera di Cellini


    VEDI SOMMARIO TESI 


Commenti